Stop all’omotransfobia. Sì alla vita.

Ogni volta che un ragazzo muore a causa dell’omofobia una parte di noi muore con lui.

 

Riaffiorano le angosce, i pensieri e l’ansia che per anni ci hanno accompagnato. Quelle ansie che ogni giorno ci pressano e ci condizionano nel confronto con gli altri, con chi ci circonda, con chi -a volte- ci schernìsce e ancora ripete “... siete voi che vi chiudete nel ghetto ...”, “... siete voi che vi sentite diversi...”. E allora pensiamo che è troppo poco quello che abbiamo fatto e che facciamo, ogni giorno, insieme a tutti coloro che lottano per i diritti LGBT. E’ ancora troppo poco! perché, se oggi si muore perché gay, vuol dire che dobbiamo gridare, lottare, farci sentire come fosse sempre il primo giorno in cui abbiamo detto a tutti: “io sono gay!” e che lo dobbiamo sottolineare con tutta la forza che abbiamo e che per questo esigiamo rispetto, amore, diritti, opportunità, affetto e fratellanza. ogni giorno per noi è il primo giorno in cui viviamo la nostra vera vita senza dover chiedere il permesso a qualcuno, Perché è solo con la vita vissuta come vogliamo che i diritti diventano vera testimonianza di progresso e civiltà.

Caro Simone la tua morte è come un coltello ficcato nelle nostre coscienze e il dolore che ne deriva deve servire a non dimenticare che ogni giorno potrebbero esserci ancora altri “simone” da ricordare. Finchè esisterà l’omofobia, l’Italia non sarà un Paese liberò ma solo un luogo dove è impossibile vivere la propria vita.

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